Civita Castellana
Ad appena 36km da Viterbo, ai piedi dei Monti Cimini e lungo la via Flaminia, sorge Civita Castellana: il borgo è stato costruito in cima ad uno sperone tufaceo posto al centro di due gole nate dall’erosione millenaria operata dal fiume Treja.
Molti sono i pittori e i letterali rimasti affascinati dall’antica città falisca, circondata da un paesaggio plasmato dalle eruzioni del vulcano Vicano: Goethe ad esempio ne parla nel libro “Viaggio in Italia” citando fratture, rocce a strapiombo e dirupi attraversati da corsi d’acqua.
Civita Castellana: tra leggenda e storia
La leggenda narra che Civita Castellana, in passato nota come Falerii Veteres, sia stata fondata da Aleso, nato dall’unione della schiava Briseide con il re di Micene, Agamennone. Il greco, in seguito all’uccisione del padre, fuggì fino ad approdare sulle coste tirreniche dalle quali risalì il fiume Tevere fino a raggiungere la terra dove mise la prima pietra della città.
Mettendo da parte i racconti leggendari, la storia documenta il legame tra Falerii Veteres e i falisci, databile ad almeno 3000 anni fa: i guerrieri del popolo falisco affrontarono i romani in battaglia ma ne uscirono sconfitti con più di quindici mila morti, spostandosi così in pianura dove nel 241 a.C. fondarono Falerii Novi.
Non resta molto di questa antica civiltà, se non i resti del Tempio di Giunone Curite in località Celle e qualche riferimento ai suoi riti religiosi tramandati da Ovidio sposato infatti con una donna falisca.
Falerii Veteres cadde nel dimenticatoio fino all’arrivo dei longobardi che donarono nuova linfa al borgo, che nel frattempo assunse quell’aspetto medioevale che la caratterizza ancora oggi.
Molti furono i papi che vi si rifugiarono, da Clemente III ad Adriano IV fino a Papa Gregorio V che mutò il nome della città in Civita Castellana. Il potere della Chiesa ha sempre donato a Falerii Veteres pace e tranquillità, eccetto che per le lotte tra le famiglie Di Vico e Savelli nel Basso Medioevo e per il doppio assedio del 1527 tentato invano dai Lanzichenecchi, attirati dalla posizione strategica della città.
Forte Sangallo e il Museo Nazionale Archeologico dell’Agro Falisco
Uno dei simboli principali di Civita Castellana è senza dubbio la Rocca, chiamata anche Forte Sangallo: questo edificio, unico nel suo genere in tutta la Tuscia e l’Agro Falisco, domina con il suo carico di storia i tetti del centro storico di Civita Castellana.
Fu Rodrigo Borgia, futuro pontefice Alessandro VI, a disporre nel 1494 la costruzione della fortezza ad Antonio Sangallo il Vecchio alla fine del XV secolo, al fine di difendere i confini pontifici. Fu però il Papa Guerriero Giulio II a rinforzare l’edificio affidando il progetto ad Antonio Sangallo il Giovane al quale si deve la costruzione del bel cortile maggiore.
Nell’800 Forte Sangallo si trasformò in elegante residenza papale e ospitò papi come Clemente VIII, Paolo III Farnese e Pio VIII.
Una delle zone più affascinanti della Rocca sono le diciassette celle di rigore dove vennero detenuti delinquenti e prigionieri politici: Forte Sangallo infatti è stato non solo Carcere dello Stato Pontificio nel ‘700 ma anche la “Bastiglia di Roma” fino al 1870. Le celle erano anguste e spoglie, con qualche tavola di legno e a volte una latrina, con una piccola finestrella a interrompere l’isolamento al quale erano relegati i detenuti. Visitando le celle, possono leggersi sui muri ancora oggi le scritte lasciate dai galeotti.
Un’altra delle parti da visitare assolutamente nella Rocca sono i camminamenti di ronda: percorrendoli è possibile scorgere le feritoie dalle quali gli armigeri sparavano con gli archibugi senza essere visti e l’aragno a ruote che ancora oggi aziona il ponte levatoio.
Dalle terrazze del Forte Sangallo, intervallate da piazzole dove un tempo erano posizionati i cannoni, il panorama è spettacolare, non solo su tutto l’Agro Falisco ma soprattutto sulla fortezza, in tutta la sua inespugnabile possanza. Da qui è facile scorgere anche il fossato artificiale che la circonda e che ospita ogni anno il Palio degli Anelli, una sorta di rievocazione storica medioevale che vede sette cavalieri in abiti d’epoca contendersi più anelli possibile.
Il punto più alto del Forte Sangallo è il Mastio ottagonale: oltrepassando il ponte levatoio e il portale con lo stemma di Giulio II della Rovere, si accede agli appartamenti papali estesi su tre piani.
Il Forte Sangallo, dopo essere stato dunque residenza papale, carcere e persino rifugio durante la Seconda Guerra Mondiale, ospita oggi l’interessante Museo Nazionale Archeologico dell’Agro Falisco. La maggior parte dei reperti qui custoditi provengono direttamente dalle antiche città perdute di Falerii Novi e di Narce. Sono esposti vasellame, corredi funerari, monili, ceramiche attiche e oggetti votivi: tra tutti spicca un’antefissa a forma di testa di Sileno ritrovata a Narce.
Chiunque si rechi al Forte Sangallo avrà a disposizione due percorsi per le visite, entrambi gratuiti e della durata di un’ora circa: uno è indirizzato al Museo Nazionale Archeologico dell’Agro Falisco mentre l’altro porta il visitatore tra il Mastio, le fucilerie sui camminamenti, le celle di rigore e le terrazze panoramiche.
Civita Castellana e la ceramica
Visitando il Museo Nazionale Archeologico dell’Agro Falisco si percepisce come l’arte della lavorazione della ceramica abbia coinvolto Civita Castellana sin da tempi antichissimi anche se un vero e proprio polo manifatturiero nacque solo nel XVIII secolo. Il boom di questa arte avviene negli anni 60 del ‘900 grazie all’incremento di fabbriche specializzate, artigiani e innovazioni tecnologiche: oggi Civita Castellana è specializzata nella produzione di sanitari in ceramica, stoviglie e piastrelle.
All’interno dell’ex Chiesa di San Giorgio si trova il Museo della Ceramica Casimiro Marcantoni che sostanzialmente documenta l’arte della lavorazione della ceramica nel borgo laziale dalla fine del ‘700 a oggi, esponendo tra l’altro un bellissimo gruppo scultoreo realizzato dal veneziano Volpato e costituito da terraglia finemente smaltata.
Chi ha la passione per la ceramica potrà poi visitare la pittoresca Bottega di Mastro Cencio: il locale è scavato nella roccia di tufo e accoglie numerosi gioielli e manufatti artigianali che imitano quelli dei falisci ma anche quelli medioevali e rinascimentali.
Dal Museo della Ceramica si può anche costeggiare la Strada Provinciale 76 che si affaccia sulla bellissima Forra della Madonna della Piagge: una scalinata porta al cuore della gola, attraversando la Chiesa della Madonna delle Piagge risalente al XVI secolo all’interno della quale è custodito un antico dipinto della Vergine col Bambinello.
Il Duomo dei Cosmati
A due passi dalla Bottega di Mastro Cencio sorge la Cattedrale di Santa Maria Maggiore, nota anche come Duomo dei Cosmati, in memoria dell’omonima famiglia romana di marmorari che operava tra il XII e il XIV secolo in corporazione.
La chiesa, nata sui resti di un edificio più antico, fu commissionato nel XII secolo da Papa Innocenzo III: le parti più antiche dell’edificio sono la facciata marmorea orientaleggiante con affreschi blu e dorati ormai appena percepibili, il campanile e la cripta databile addirittura al VII secolo. Quest’ultima si presenta come un ambiente raccolto e suggestivo, con volte sorrette da 45 colonne decorate con capitelli a fogliame e due cibori marmorei.
All’interno della chiesa è possibile ammirare un fonte battesimale del XV secolo e un sarcofago romano del IV secolo decorato con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento sul quale poggia l’altare e infine l’organo suonato da Mozart l’11 luglio del 1770 quando il compositore passò proprio da Civita Castellana.
Percorrendo Via Giuseppe Garibaldi si raggiunge la centrale Piazza Matteotti, sulla quale si affaccia il Palazzo Comunale, costruito nel ‘500 e commissionato da Leone X. A catturare però l’attenzione di chiunque raggiunga la piazza è la Fontana dei Draghi risalente al 1585: il nome rimanda alle quattro sculture a forma di drago dalle cui fauci fuoriesce l’acqua.
Proseguendo poi lungo Via XII Settembre si arriva a contemplare l’altro simbolo di Civita Castellana, ovvero il Ponte Clementino che, con tutta la sua mole, sovrasta la gola solcata dal corso del fiume Rio Maggiore. Il ponte fu costruito nel 1709 per volere di Papa Clemente XI che ne affidò il progetto a Filippo Barigioni, noto per aver realizzato anche l’acquedotto della vicina Nepi. Oggi si osserva un ponte con un grande arcata centrale affiancata da altrettante arcate minori; in passato però il ponte era molto più spettacolare con due ordini di volte, superiore e inferiore.
I dintorni di Civita Castellana
Da Civita Castellana si possono raggiungere una serie di luoghi di grande bellezza storica e naturalistica: si pensi ad esempio alla Cascata del Picchio, immersa in un paesaggio incontaminato, oppure al Monte Soratte distante appena 19km, chiamato anche montagna sacra perché da sempre luogo di culto sin dai tempi dei falisci. Il Monte, che è anche una lussureggiante riserva, ospita oggi gli eremi presenti come quello di San Silvestro del VI secolo, costruito sui resti di un tempio dedicato ad Apollo e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, custode di un dipinto della Madonna con Bambino molto venerato nell’Agro Falisco. Il cuore della montagna nasconde il Bunker Monte Soratte, un insieme di gallerie scavate nella roccia che hanno ospitato il comando Supremo Tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.
Da non perdere poi una vista alle rovine di Falerii Novi nei pressi delle quali sorge la romanica Chiesa di Santa Maria di Falerii risalente al XII secolo ma ormai abbandonata: oltrepassando il portale cosmatesco ci si ritrova in un ambiente a tre navate intervallate da colonne doriche con capitelli corinzi. Recandosi in chiesa all’alba del giorno di solstizio d’estate si può assistere al fascio di luce solare che, entrando da una monofora nei pressi dell’abside, proietta sulle pareti una colomba.