Lago di Vico

Il Lago di Vico, con il suo specchio di acqua limpida e i suoi paesaggi incontaminati, è tra i luoghi che devono essere assolutamente scoperti da coloro che si trovano nei territori della Tuscia. Il lago di origine vulcanica si trova nella provincia di Viterbo, all’interno di una Riserva naturale protetta e offre ai visitatori scenari davvero unici e imperdibili.

Caratteristiche del Lago di Vico

Il lago di Vico è considerato uno dei più belli dell’Italia centrale, si trova nelle vicinanze di Caprarola e Ronciglione, in una zona che si estende sulla caldera vulcanica di Vico. È circondato da una foresta e dai monti Fogliano e Venere. Si caratterizza per la forma che richiama un ferro di cavallo e per la varietà di paesaggi che offre durante il mutare delle stagioni. Ha una superficie di circa 12 Kmq, un perimetro di 18,8 Km ed una profondità massima di 50 metri. Inoltre, è il primo lago in Italia per altitudine, pari a 510 metri sul livello del mare. È recintato nel suo periplo da un canneto, il paesaggio circostante è composta da zone paludose che ai alternato a prati e a noccioleti. Al suo interno vivono diverse specie acquatiche. Il lago ha un’origine vulcanica, sebbene esista una leggenda che lo lega alla clava di Ercole. La sua forma a ferro di cavallo è dovuta alla formazione di un cono vulcanico secondario, che si è formato nel Monte di Venere durante l’ultima eruzione. Raggiungere il lago è abbastanza semplice, grazie ad un articolato sistema di strada, ma anche ai sentieri naturali, lungo i quali si può ammirare l’eccezionale ecosistema che circonda il territorio. Quest’ultimo è composto da ambienti boschivi, palustri e lacustre, ricchi di numerosi specie di fauna acquatica.

Nome del lago e leggenda sulla sua origine

Il Lago prende il nome da una famiglia che ha vissuto nelle vicinanze, appunto i Vico e in particolare dal castello dei Prefetti di Vico, di cui sono state trovate alcune tracce nella vegetazione che si trova sulle sponde meridionali dello specchio lacustre.
Una leggenda racconta che Ercole trovandosi a passare nella zona volle mettere alla prova gli abitanti del posto, conficcando nel terreno una clava e sfidandoli a estrarla. Naturalmente nessuno ci riuscì ed Ercole per dimostrare la sua forza la tirò fuori con uno strattone che diede origine ad una voragine sotto la quale c’era una sorgente d’acqua che portò alla formazione del lago.

Riserva naturale del Lago di Vico

L’intera area protetta di Vico si è formata dalla tumultuosa attività del vulcano, si caratterizza per la presenza di rocce minerali e di cristalli che regala diverse sfumature di colori, davanti alle quali è impossibile non restare sorpresi. Passeggiando per i sentieri si possono ammirare querce, faggi, aceri, castagneti, noccioleti e tante essenze arboree che nel susseguirsi delle stagioni donano scenari e cromie davvero unici. Ai piedi dei Monti Cimini non passano inosservate le faggete, con alberi plurisecolari, dai tronchi enormi.
Nell’area protetta che circonda il lago, si può notare una forte biodiversità, con una fauna che comprende diverse specie di pesci, piccoli e grandi mammiferi, rapaci notturni e diurni, oltre che uccelli acquatici, tra cui lo Svasso Maggiore, simbolo della Riserva naturale.

Rio Vicario

Il lago di Vico ha visto succedersi sulle sue sponde, gli insediamenti umani degli Etruschi, dei Romani che fecero passare la via Cassia lungo il lato meridionale, non mancano notizie di testimonianza di architettura medievale e rinascimentale, che non hanno alterato gli equilibri naturali del territorio che si presenta ancora incontaminato. Gli Etruschi sono stati gli artefici della creazione di un corso d’acqua, il Rio Vicario, emissario del lago, che scende a valle dal Fiume Treja e che è stato realizzato scavando un tunnel sotto le acque del lago e che ha uno sbocco sul lato opposto del costone del Monte di Venere. Tale emissario oltre ad abbassare il livello dell’acqua del lago, permise di rendere fertile tutto il territorio della zona Nord del monte. Il tunnel di Rio Vicario è stato oggetto di due ristrutturazioni, la prima effettuata nel XVI secolo ad opera dei Farnese e la seconda nel 2001, con la costruzione di un sistema di regolazione elettroidraulica della portata d’acqua.

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